Franco Cartello
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  Franco Cartello fotografo

La mia prima fotocamera fu un regalo di mio Padre. Aveva deciso di portarmi con sé in occasione di un viaggio che doveva compiere per lavoro negli Stati Uniti , precisamente a New York e Chicago. Partii con tre rulli da 24 pose e tornai con ventitrè. Probabilmente spese di più per lo sviluppo dei rulli, della stampa delle fotografie, nonché di parecchi ingrandimenti, di quanto non avesse speso per la fotocamera, una RICOH 35 mm ZF, ottica fissa, focale 40 mm, mirino galileiano, messa a fuoco su scala metrica.

Avevo quattordici anni.

Attualmente la custodisco dietro una vetrina delle mia libreria, in compagnia di altre fotocamere che mi hanno accompagnato in 21 anni di attività, da quell’ ormai lontano 1989, anno in cui decisi di dedicarmi alla fotografia a livello professionale.

Così, mentre attorno a noi il mondo cambiava rapidamente, anche la fotografia subiva profonde trasformazioni.

Il digitale (attualmente lavoro con risoluzioni da 12,4 a 22 milioni di pixel) ha ormai quasi definitivamente soppiantato la pellicola e l’uso di Photoshop è un trattamento obbligato al quale sottoporre le immagini prima di consegnarle al committente. (L’Analogico però lo uso ancora, rispettivamente nei formati a rullo 35, 6x7mm, o piana 10x12 ).

L’avvento del digitale e del Computer se, da un lato, ha apportato indubbiamente notevoli migliorie, soprattutto per quanto riguarda la velocità nel conseguimento del risultato finale, dall’altro rischia sempre più di occultare il vero scopo della fotografia: cogliere momenti di vita reale.

Il rischio maggiore nel quale può incorrere il fotografo contemporaneo è quello di realizzare immagini finte, senz’anima, immagini che trasmettono a chi le osserva ben poco dal punto di vista emozionale, "foto di plastica". Tuttavia, per fugare ogni dubbio in proposito, mi sento di affermare con tutta schiettezza di non essere assolutamente contrario all’innovazione tecnologica al servizio della creatività: anzi, è per me da sempre motivo di curiosità quindi di stimolo. (Un professionista, nel profondo del proprio cuore, dovrebbe sempre sentirsi prima di tutto un amatore).

Lo dimostrano, per così dire, alcune mie "sperimentazioni" raccolte sotto la voce "Arte Digitale".

L’uso dell’apparecchio fotografico e del computer per dar vita ad immagini che poco nulla hanno in comune con la fotografia, ma vanno a costituire un segmento a sé.

 

Ogni giorno nel mondo milioni di Persone lavorano e producono qualcosa.

Per altre Persone.

Persone differenti per etnia, latitudine, lingua, estrazione sociale, cultura. Persone che noi fotografiamo, persone le cui opere, manufatti, prodotti noi fotografiamo.

Quando sapremo impiegare in modo migliore, con maggior misura, equilibrio, garbo e rispetto le nuove tecnologie nei confronti di queste persone, delle loro opere, dei loro manufatti, dei loro prodotti, che noi fotografiamo, avremo probabilmente già "Fotografato un Mondo migliore.